Tavolo 39 – La Volpe ed i Frutti Esotici


Al tavolo, marito e moglie, “concorrenti”, proprietari di un Ristorante / Sala Ricevimenti della stessa zona. Al termine della cena:

marito: « Come frutta che cosa c’è? »

cameriere: « Uva bianca e nera, Mele, Ananas, Kiwi, Maracuglia e Physalis. »

maracuglia Physalis_02

moglie: « Scusa, puoi ripetere gli ultimi due? »

cameriere: « Maracuglia e Physalis. »

moglie: « Ah … »

marito: « Vabbè … »

moglie (rivolgendosi al marito): « ma tu sai cosa sono? »

marito: « Nono, lascia perdere: a te non piacciono le cose troppo dolci. »

P.S.: Per chi non lo sapesse:

  • Maracuglia: (anche detto Passiflora edulis, Frutto della Passione o Granadilla) originario del Sudamerica.
    La buccia, non commestibile, è spessa e robusta, grinzosa a maturazione; il suo colore spazia dal giallo al viola scuro in base alla specie di appartenenza. La polpa, abbondante, gelatinosa e profumata, di sapore dolce-acidulo e tonalità giallo-rosate, contiene numerosi semini edibili; per questa sua somiglianza con il frutto del melograno (in lingua spagnola “granada”) la maracujà è nota anche come granadilla.
  • Physalis: (anche detto Alchechengi Physalis Alkekengi, Alchechengio).
    Le parti commestibili sono rappresentate dalle bacche, che possono essere mangiate crude o cotte. Sono molto ricche di vitamine, ma il gusto non è apprezzato da tutti. I frutti sono succosi, ma con un sapore amaro ed acre, per alcuni addirittura sgradevole.
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Tavolo 38 – E me la chiami pizza?



« Senti, allora, mi fai fare una pizza solo con panna e peperoncino piccante? »

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I segni segreti dei camerieri per dire che cliente siete.


Una V per annunciare la presenza di un vip da trattare con i guanti. Ma poi? Adam Sanders, manager del BLT Steak, svela qualche segreto.

Se durante il vostro viaggio negli Stati Uniti doveste decidere di lasciar perdere il fast food e di sedervi al tavolo di un ristorante, potreste incappare in un cameriere che col gesto secco della mano vi mette knockout. No, non è un karateka seccato dall’indole caciarona del solito italiano in vacanza, ma un solerte lavoratore che sta adottando una nuova tecnica di comunicazione con la direzione. Adam Sanders, manager di BLT Steak – lussuoso ristorante a Washington che per fortuna non fa nouvelle cuisine – ha spiegato al Washington Post che il personale sta adottando una tecnica di comunicazione innovativa e primordiale al tempo stesso, grazie alla quale si riuscirebbe ad ottimizzare l’esperienza culinaria della clientela. La tecnica in questione è semplicissima: si utilizzano i segni.

Nel 1940 Sherman Billingsley, proprietario dello storico Stork Club a New York, usava una tecnica simile quando ad esempio stringeva la mano con il pollice verso l’alto per indicare che quel cliente non era gradito e doveva essere bandito a vita dal locale. Sanders parla di altri messaggi, anche se – ammette – non manca il segno che indica un commensale particolarmente disordinato. Se però doveste notare che il vostro cameriere rivolge alla cucina il segno di due dita a V con la mano posta in direzione orizzontale, allora sta dicendo alla direzione che siete una persona importante, un Vip. Insomma, con vostro immenso piacere vi ha scambiato per qualcun’altro (a meno che tu, lettore, non sia un rappresentante dello showbiz). Non vi affannate a spiegare il malinteso, non dite che in realtà per quel viaggio in America – e quella cena – sacrificherete almeno i prossimi due anni di ferie. Godetevi il trattamento privilegiato che il BLT Steak riserverà a voi, fate un paio di valutazioni su quanto sia artisticamente più appagante lavorare a Broadway piuttosto che a Hollywood e, dopo avere pagato con aria affettatamente distaccata, andata via. A proposito: se vi prendono per un Vip tenderanno probabilmente a mettere sul tavolo il vino più costoso, quindi fate la parte di quelli che vogliono mangiare ciò che mangia il popolo.

I segni non sono utilizzati solo per identificare il cliente. Avete presente quell’apparecchio che somiglia tanto ad uno smartphone sul quale i camerieri si accaniscono con un pennino? Come ben sapete, quello serve per comunicare le ordinazioni senza le comande cartacee, ma in alcuni casi i cameriere tagliano ulteriormente i tempi con un segno della mano. L’acqua, ad esempio, non può attendere nemmeno la tecnica: un pugno con il pollice aperto indica una bottiglia di acqua liscia, la mano con le dita che si muovono in maniera tentacolare richiede una bottiglia di acqua effervescente. Se invece volete parlare con lo chef per far vedere quanto siete bravi oppure, più seriamente, per informarlo di eventuali allergie ed intolleranze, il cameriere rivolgere ai colleghi un segno con la mano a forma di C.

Non finisce qui. In un momento di particolare caos – magari quando i commensali hanno già vuotato qualche bicchiere e non riescono a chiarire più a sé chi sono, dove vanno e, soprattutto, cosa vogliono mangiare – il cameriere potrebbe decidere di aprire la mano come se si stesse toccando la pancia in preda ad una mossa di viscere: sta chiedendo aiuto ai suoi colleghi. Oppure, in alternativa, dopo che tutti i vostri ego hanno espresso la propria preferenza circa l’ordine da fare, senza arrivare mai ad una conclusione, il cameriere potrebbe decidere di sferrarvi un pugno. Anche quello è un segno.

 

I messaggi dei camerieri americani

Cosa dice di voi un cameriere che rivolge alla direzione un particolare segno di identificazione? Oppure, quale necessità mette in evidenza. Ecco le rivelazioni di Adam Sanders, manager di BLT Steak a Washington.

articolo originale: http://travel.fanpage.it/i-segni-segreti-dei-camerieri-per-dire-che-cliente-siete-foto/

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Tavolo 37 – E non vi va mai bene nulla?


In una serata d’inverno, poca gente in sala, entrano dei clienti abituali:

« Stasera c’è davvero pochissima gente, cercavamo un po’ di movimento! »

In una serata d’estate, sala strapiena, gli stessi clienti:

« No, ce ne andiamo, casomai veniamo una sera che c’è meno gente, più tranquilla. »

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Tavolo 36 – È sempre l’ora degli scemi


Una coppia a cena, lei con un vistoso mazzo di rose (probabilmente regalatole dal compagno).
Alzandosi da un altro tavolo, si avvicina loro un uomo:

« È giusto regalare i fiori alle donne: così, quando muoiono, se li trovano già pronti. »

scimmione

I due lo guardano, sconvolti, mentre torna a sedersi al proprio tavolo, insieme ai propri commensali.

Più tardi, nel pieno della serata, dopo che avevano mangiato il primo ed era in uscita il secondo, quando vado a togliere i piatti sporchi:

« Ah, stai sparecchiando? Eh sì, è giusto, hai ragione.
È già ora di chiusura? »

No, è l’ora d’ lì sciém’!

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